★ Febbraio, Marzo e Aprile da Kindustria: ecco i nostri eventi in programma ★

▸▸▸▸▸ Iniziamo con Marta Barone, Sabato 15 febbraio 2020, alle 19:00

Già autrice di libri per ragazzi (ricordate il bellissimo “Miriam delle cose perdute”?) e traduttrice, con CITTA’ SOMMERSA [ Bompiani ] ci racconta la storia di una Torino scomparsa, come scomparso è l’uomo che sta cercando: un padre, L.B., che può ricostruire solo dai racconti degli altri, di chi c’era negli anni in cui esisteva la Fabbrica.
Lo ritroverà, “paladino degli oppressi”, sconfitto tra gli “sconfitti della storia”, medico carismatico e misterioso accusato nel 1982 del reato di partecipazione a banda armata.

▸▸▸▸▸ Venerdì 28 febbraio 2020, alle 19.00 torna Leonardo Luccone, e lo accogliamo con il suo acclamato romanzo LA CASA MANGIA LE PAROLE [ Ponte alle Grazie ] • Poderoso, elegante e luminoso, così l’hanno definito i critici, dalla «scrittura limpida, precisa e leggera», «scritto magistralmente»

«Sono tutti, madre, padre e figlio, sull’orlo di un anno che spazzerà via tutte le loro certezze.»
• Laura Pezzino • Vanity Fair Italia

«[…] una storia poderosa e di rara coerenza, che si muove su diversi piani intessuti fra di loro con eleganza e raffinatezza talmente pregevoli da apparire inconsuete, oltre che benedette, nel panorama letterario contemporaneo.»
Gabriele Ottaviani • Convenzionali •

«Con una scrittura limpida, precisa e leggera, che funziona come strumento perfetto per una narrazione che si muove tra diversi piani temporali, Luccone mette in scena i travestimenti che presenta il reale, persone che si rivelano essere diverse da quello che sono, posizioni lavorative elevate che nascondono solo una profonda infelicità, incomprensioni tra i genitori che si trasformano nel dolore dei figli e, infine, la grande macchina del capitalismo, la sovrastruttura che raccoglie tutto, che mostra i suoi caratteri più spietati. Un romanzo duro, ma che non cancella la speranza di una possibile salvazione.»
Matteo Moca • Blow Up

▸▸▸▸▸ Giovedì 12 marzo 2020, alle 19.00 ci sarà Giovanna Zoboli, editrice di Topipittori e scrittrice di numerosi e bellissimi albi illustrati • apre le porte della sua memoria e di ciò che conosce, e lo fa con un libro incantevole e prezioso, pubblicato dalla Nuova Editrice Berti • FUORI DA NOI.

Nati come bollettini di viaggio, notizie da nessun luogo che compongono itinerari nella memoria, vicino e lontano nel tempo, questi racconti sono un libero intreccio dove le esperienze personali si mescolano alle riflessioni, guizzando continuamente dentro e fuori dai libri.

Il talento nel descrivere il mondo con parole esatte diventa gioco così quotidiano da potersi replicare nella catalogazione sommaria di “cose, piante, città”, e come nella lettura, anche in questo gioco ci si sente altrove, fuori da noi, immersi nel “flusso misterioso, impenetrabile della realtà esterna”.

▸▸▸▸▸ Sabato 14 marzo 2020, alle 19.00 da Kindustria con Giorgio Ghiotti per Hacca edizioni

“Gli occhi vuoti dei santi” è il ritorno di Giorgio Ghiotti (Hacca edizioni) al racconto e la conferma del suo grande talento letterario.

Dodici racconti potenti e corrosivi, che raccontano vite colpite, deluse, innamorate, perdonate.

Sembra di guardare il palcoscenico di un teatro: a volte è una stanza lasciata vuota, un’altra un palazzo troppo alto, o solamente una sedia, a fare da sfondo; ma poi la scrittura ci accompagna dentro, tra i corpi, le colpe, le nostalgie, i rimpianti e i sogni.

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Presentato al Premio Strega dalla poetessa Biancamaria Frabotta con la seguente motivazione: «Nato nel 1994, Giorgio Ghiotti, poeta, scrittore e saggista, ha esordito con la raccolta di racconti, Dio giocava a pallone (Nottetempo 2013). Gli occhi vuoti dei santi è la sua ultima raccolta di racconti, di grande valore sia dal punto di vista formale che nella sostanza del suo messaggio. L’io narrante che si esprime ora in prima persona, singolare e plurale, sia nella terza persona dei veri narratori non vuole presentarsi come un esempio di letteratura generazionale. La sua sembra un’autobiografia, ma non lo è. Ghiotti non gioca con i consueti trucchi della ibridazione tra verità e finzione. Il suo tema è la disperata coscienza del male di vivere che travaglia gli individui all’interno della famiglia, la spietata solitudine di chi ne fa parte e la diseguaglianza tra gli affetti. Attraverso una scansione frammentaria della voce che ricorda le pause e i soprassalti dei diari kafkiani, l’autore obbliga il lettore a mantenersi all’altezza del suo pensiero poetante. Ma la prosa poetica non c’entra. Piuttosto un’alternanza tra malinconia e feroce comicità trasmessa in una scrittura, acuminata e fulminea che elimina ogni ripetizione, ogni inutile vacuità. E a fronte di un Tempo che ci insegue, ogni inutile perdita di tempo di puro stile»

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«In Italia si dice che i racconti non si vendono, che la gente non ama i racconti; non è vero che la gente non ama i racconti, solo che perché la gente li ami i racconti bisogna scriverli così, come Giorgio Ghiotti»
– Michela Murgia

«Ghiotti ha scritto il più eccezionale libro sulla non-eccezionalità degli esseri umani che abbia letto negli ultimi anni»
– Marina Mander

«Ogni tanto succede: una grande voce giovane, un autore colto che scrive non trame, ma impressioni. Profonde, feroci, tenere, disperate eppure solari.»
– Sandra Petrignani

«Nelle pagine della raccolta, la distanza che dà la memoria conta quanto la presenza della letteratura»
– Alessandro Beretta, La Lettura – Il Corriere della Sera

«In questa prova a lasciare il segno, più che la pluralità dell’invenzione narrativa, è il ritorno»
– Laura Marzi, Il Manifesto

«Contraddicendo moltissimi luoghi comuni, Giorgio Ghiotti confeziona una raccolta di racconti precisa ed elegante, in un itinerario di vite scolpite ai bordi che sperimentano le forme possibili d’iniziazione»
– Chiara Palumbo, Il Sole 24Ore

«Ghiotti sembra aver capito che gli equilibri generati dalle relazioni umane sono fragili e mai immobili, che un amore non può non rigenerarsi nel sacrificio»
– Francesco Iannone, Il Foglio

«È sulla scrittura che bisogna soffermarsi, è difficile procedere senza notare l’accuratezza stilistica dell’autore»
– Luca Romano, Huffingtonpost

«Una voce molto contemporanea, matura e insieme ancora debitrice di quel “senso di immortalità” che ci arriva in direttissima dall’adolescenza»
– Camilla Valletti, L’Indice del Libri del Mese

«La scaturigine della prosa di Ghiotti sembra essere una fascinazione per le immagini, portata all’estremo da una tensione della lingua verso la liricità »

– Roberto Galofaro, Cattedrale

▸▸▸▸▸ Sabato 21 marzo 2020, alle 19.00, da Kindustria con Giuseppe Lupo con “Breve storia del mio silenzio (Marsilio)

L’infanzia, più che un tempo, è uno spazio.

E infatti dall’infanzia si esce e, quando si è fortunati, ci si torna. Così avviene al protagonista di questo libro: un bimbo che a quattro anni perde l’uso del linguaggio, da un giorno all’altro, alla nascita della sorella. Da quel momento il suo destino cambia, le parole si fanno nemiche, anche se poi, con il passare degli anni, diventeranno i mattoni con cui costruirà la propria identità.

“Breve storia del mio silenzio” di Giuseppe Lupo è il romanzo di un’infanzia vissuta tra giocattoli e macchine da scrivere, di una giovinezza scandita da fughe e ritorni nel luogo dove si è nati, sempre all’insegna di quel controverso rapporto tra rifiuto e desiderio di dire che accompagna la vita del protagonista.

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Questa la motivazione con cui Salvatore Silvano Nigro lo ha proposto al Premio Strega: «“Ho quattro anni”. Comincia così il romanzo. Con grande finezza letteraria, in una prosa nitida e fluente, Lupo scrive un’autobiografa delicatamente fabulosa inquietata da un “silenzio” che è trauma infantile di afasia, e poi, nel tempo, insidia persistente di un “male delle parole” e di una “inimicizia con il linguaggio”. Il libro è anche un romanzo di formazione: un’educazione alla scrittura letteraria al di là del “silenzio”; verso la scoperta della letteratura in quanto risorsa di “oblio”, nella quale “le immagini della memoria una volta fissate con le parole, si cancellano”, come scriveva Italo Calvino. La prosa è di un’accurata e morbida lentezza. I tempi della narrazione avanzano e retrocedono, per procedere ulteriormente. Così il racconto si stratifica, in quelle che l’autore più che stagioni chiama “ere”: essendo la vita simile a un palinsesto geologico. Il filo di ogni evento viene quindi ripreso in un altro tempo che, tornando indietro, riprende il bandolo e lo intrama. Lupo ha l’orecchio infallibile di un regista per l’opportunità delle entrate e delle uscite dei suoi personaggi, per l’apertura e la chiusura di ogni singolo episodio.»

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▸▸▸▸▸ Sabato 28 marzo 2020, alle 19.00, Kindustria si fa Teatro con Francesca Rossi Brunori e il suo principe

MA QUANDO ARRIVA STO PRINCIPE?
Di e con Francesca Rossi Brunori

Monologo comico perché parla di principi e principesse, anche drammatico, perché racconta di principi e principesse. In mezzo scorre la realtà comica di principi non più principi e di principesse che vogliono fare i principi sperando ancora di essere risvegliate dal bacio di un principe che si è andato a cercare la sua principessa nel mondo virtuale. Dedicato a tutti i rospi a venire.

• • • entrata libera • uscita a cappello • • •

▸▸▸▸▸ Venerdì 24 aprile 2020, alle 19.00, da Kindustria “Partigiani d’oltremare. Dal Corno d’Africa alla Resistenza Italiana” (Pacini Editore) con Matteo Petracci, Shukri Aden Shire (figlia del partigiano somalo Aden Shire Jaamac) e suo marito Omar Kunaaye.

Napoli, 1940. L’ingresso dell’Italia nel secondo conflitto mondiale sorprende un gruppo di somali, eritrei ed etiopi chiamati ad esibirsi come figuranti alla Mostra delle Terre d’Oltremare, la più grande esposizione coloniale mai organizzata nel Paese. Bloccati e costretti a subire le restrizioni provocate dalle leggi razziali, i “sudditi coloniali” vengono successivamente spostati nelle Marche dove, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 e lo sfaldamento dello Stato, alcuni decidono di raggiungere i gruppi di antifascisti, militari sbandati, prigionieri di guerra e internati civili che si stanno organizzando nell’area del Monte San Vicino.

Attraverso testimonianze, documenti e fotografie, l’autore ricostruisce il percorso di questi Partigiani d’Oltremare, raccontandone il vissuto, le possibili motivazioni alla base della loro scelta di unirsi alla Resistenza e la loro esperienza nella “Banda Mario”, un gruppo partigiano composto da donne e uomini di almeno otto nazionalità diverse e tre religioni: un crogiuolo mistilingue che trova nella lotta al fascismo e al nazismo una solida ragione unificante.

** Arto Paasilinna Memorial Tour | mercoledì 30/01/2019 h.19 | da Kindustria **

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• • • ARTO PAASILINNA MEMORIAL TOUR • • •
• • • • mercoledì 30, ore 19:00 | Kindustria • • • •

Lo avete letto, lo avete amato. Avete riso (moltissimo), e anche sorriso, tra le sue pagine. I suoi titoli sono indimenticabili: “Piccoli suicidi tra amici”, “L’anno della lepre”, “Il bosco delle nevi”, “Il migliore amico dell’orso”, “Il mugnaio urlante”, e altri ancora…

Lo scrittore finlandese Arto Paasilinna ci ha lasciati da poco, e noi, insieme con Iperborea Casa Editrice che da sempre lo traduce in Italia e altre librerie italiane [trovate qui sotto le tappe], abbiamo voluto ricordarlo e celebrarlo attraverso

• • • un reading di Valerio Millefoglie • • •

Un reading fatto di voci registrate * , frammenti musicali, letture e ricordi. Una parte dello spettacolo sarà dedicata anche a Opera Omnia, la performance ideata dallo stesso Millefoglie per i Boreali 2018, in cui ha letto al pubblico 17 libri di Arto Paasilinna in 58′ e 30”.

• • Vi aspettiamo, con un bicchiere di verdicchio e un sorriso • •

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Chi vorrà essere intervistato da Valerio Millefoglie dovrà rispondere alle seguenti domande scrivendo a memorialpaasilinna@gmail.com:
Come hai scoperto Arto Paasilinna?
Qual è il primo dei suoi libri che hai letto?
Che anno e che periodo della tua vita era?
Qual è la tua frase preferita di Paasilinna?
Cosa ti mancherà di lui?
In che punto della libreria hai sistemato i suoi romanzi (accanto a quali altri autori)?

Gli autori delle risposte più interessanti saranno ricontattati da Valerio Millefoglie che li intervisterà telefonicamente e registrerà le loro voci.
Chi ne avrà la possibilità potrà poi intervenire anche nel corso di una delle serate in programma.

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Le altre tappe del tour:
– martedì 15, ore 18:30, PAVIA Libreria Il Delfino
– mercoledì 16, ore 18, BRESCIA Nuova Libreria Rinascita
– giovedì 17, ore 18:30, PADOVA Libreria Laformadelibro
– venerdì 18, ore 20:30, TRENTO Viaggeria
– sabato 19, ore 19, UDINE Libreria Moderna Udinese
– martedì 22, ore 18:30, MODENA Libreria Ubik Modena
– mercoledì 23, ore 18:30, FIRENZE Todo Modo
– sabato 26, ore 18, LECCO la Libreria Volante
– martedì 29, ore 19:30, ROMA Tomo Libreria Caffè
– mercoledì 30, ore 19, MATELICA, Kindustria
– domenica 24 febbraio, ore 19:30, MILANO I Boreali

Settembre 2018 // ricominciano gli appuntamenti da Kindustria

Venerdì 21 settembre alle ore 19 K°restart: ricominciano gli appuntamenti in libreria con Gianfranco Di Fiore e il suo romanzo “Quando sarai nel vento”.

Abele ha lasciato il Cilento per studiare i venti sulle montagne abruzzesi. Da una stazione meteo in cui le strumentazioni adeguate sembrano non arrivare più, si stende un paesaggio quasi lunare, devastato dal sisma e spopolato tanto di individui quanto di umane speranze. Abele allora occupa il tempo guardando le pendici cangianti del Gran Sasso, auscultando con uno stetoscopio elettronico il brusio sommerso della Terra e scattando fotografie alla sua «mano guasta». Quando scende da quell’eremitaggio accademico, si divide tra la stanza in affitto dagli Hensel – una coppia di vecchi ebrei che usano la crudeltà come moneta di scambio col mondo –, qualche rave in cui l’ecstasy allontana e scolla il rapporto tra percezioni e realtà, e le ore passate a fantasticare di un film sul vento con Marlena, la desolata Beatrice che diventa a poco a poco la regina di quell’universo in attesa. A spezzare quella stagnante bonaccia – interiore ed esteriore – il passato che torna e la necessità di un viaggio che porterà Abele alla ricerca del padre tra l’Argentina, New York e Parigi. Un viaggio intrapreso con Marlena, sotto i cui passi esiste «solo il silenzio della grazia», ma ugualmente composto di solitudine e inerzia: il vento è ormai scomparso e, senza la sua spinta, l’umanità terrigna che accompagna le scoperte di Abele, l’odore acre degli incendi che devastano il Sud del Pianeta, le lotte di ecologisti in tuta bianca e maschera antigas che si ispirano a Walt Whitman, rimangono sospesi, avvolti da sonorità limpide e luci inflessibili, come tante istantanee in lotta contro tutto ciò che passa, si dissolve, si dimentica.
Quando sarai nel vento è una sinfonia in quattro movimenti in cui ogni motivo – esposto, sviluppato e ripreso – è un carotaggio delle infinite vibrazioni che agitano noi e il mondo; raramente all’unisono ma sempre in attesa della chiave che le doti di un ordine, di una cadenza che le restituisca all’armonia.

Vi aspettiamo!

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Yona Friedaman: ogni utopia è realizzabile • incontro con Manuel Orazi (Quodlibet) da Kindustria • Venerdì 20 aprile ore 19:00 •

Yona Friedaman: ogni utopia è realizzabile • incontro con Manuel Orazi (Quodlibet) da Kindustria • Venerdì 20 aprile ore 19:00 •

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> Utopie realizzabili (Quodlibet) * Tra i numerosi testi teorici pubblicati da Yona Friedman – in campi differenti, dalla sociologia alla fisica – Utopie realizzabili (scritto nel 1974) si presenta come un’apparente contraddizione in termini. Eppure avverte Friedman, credere in un’utopia ed essere contemporaneamente realisti non è una contraddizione, «un’utopia è, per eccellenza, realizzabile» a condizione di ottenere il necessario consenso collettivo perché un’utopia imposta con la forza non è più tale. Un’utopia generosa e non paternalista non può essere realizzata da una massa: solo i piccoli gruppi possono farlo perché solo al loro interno la comunicazione diretta è efficace: «La comunicazione generalizzata è quindi possibile solo quando i fatti da comunicare sono già noti a tutti in precedenza; non è possibile per propagandare idee nuove». La critica radicale della comunicazione globale – abbozzata ben prima dell’avvento di Internet – e la teoria del “gruppo critico”, argomentate con un linguaggio piano e razionale, sono forse i risultati principali di questo studio che oltre alla teoria offre delle regole per la sua applicazione. Dopotutto la fiducia di Friedman quasi messianica nei piccoli gruppi di oggi, che saranno le maggioranze del futuro, riflette quanto aveva già constatato Robert Musil: «ma utopia ha pressappoco lo stesso significato di possibilità […] Il presente non è altro che un’ipotesi ancora non superata».

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Utopie realizzabili // Traduzione di Susanna Spero // Postfazione di Manuel Orazi

Tetti (Quodlibet) * Dopo una lunghissima gestazione, vede finalmente la luce Tetti. Scritto a partire dagli anni Settanta, raccoglie informazioni pratiche (testate per l’Unesco dall’autore stesso) sulla costruzione di tetti e ripari, che intendevano venire incontro alle esigenze materiali dei poveri nei Paesi del Terzo mondo. Si tratta di un’opera strutturata in modo composito, poiché costituita di manuali scritti autonomamente l’uno dall’altro, e felicemente rappresentativa della maturità di Friedman, che già in quegli anni aveva deciso di focalizzare i suoi interventi sulle modalità di inclusione degli abitanti nella progettazione del loro habitat, in quanto «la partecipazione non è spontanea e non può essere rivendicata di punto in bianco». Se Utopie realizzabili rappresenta la summa teorica di questo intenso periodo dell’architetto franco-ungherese, i manuali costituiscono il principale strumento comunicativo destinato a rendere concrete quelle utopie.
I manuali si compongono di disegni essenziali, «da lavagna», che possono essere letti e interpretati anche da persone illetterate – circostanza che convinse Indira Gandhi a stamparne un grande numero di copie e contribuì all’istituzione del Museum of Simple Technology fondato da Friedman a Madras, l’attuale Chennai, alla metà degli anni Ottanta.
In Tetti, l’autore sottopone all’attenzione dei suoi lettori il dato di fatto che i diversi problemi delle città moderne sono il risultato di atteggiamenti irresponsabili nei confronti della terra. Questa tesi, come Andrea Bocco spiega nel saggio in chiusura del volume, era perfettamente in linea con il pensiero di alcuni architetti (fra i quali ricordiamo Christopher Alexander, Enzo Mari, Victor Papanek e Bernard Rudofsky) che in quel momento storico esprimevano una forte critica verso la società industriale. Inoltre, l’autoprogettazione che Friedman ha sempre cercato di promuovere era in sintonia anche con l’idea di convivialità perseguita dal suo «compagno segreto», Ivan Illich. Questo irregolare pensatore mitteleuropeo, con cui in quegli anni aveva stretto amicizia, riteneva infatti che la convivialità fosse «il contrario della produttività industriale», e che l’architettura potesse essere, appunto, uno strumento conviviale, in grado di consentire agli uomini di partecipare attivamente alla creazione della vita sociale. Creandola con le proprie mani.
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«I problemi della casa non riguardano solo i poveri. Vogliamo proporre soluzioni interessanti per tutte le società. Ma poiché dobbiamo stabilire delle priorità, abbiamo privilegiato le tecniche accessibili alle persone più povere».

Yona Friedman // Tetti // A cura di Andrea Bocco

 

 

La manutenzione dei sensi (Fazi editore) • Franco Faggiani da Kindustria Venerdì 13 aprile ore 19:00 •

La manutenzione dei sensi (Fazi editore) • Franco Faggiani da Kindustria • Venerdì 13 aprile ore 19:00 •

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A un incrocio tra casualità e destino si incontrano Leonardo Guerrieri, vedovo cinquantenne, un passato brillante e un futuro alla deriva, e Martino Rochard, un ragazzino taciturno che affronta in solitudine le proprie instabilità. Leonardo e Martino hanno origini ed età diverse, ma lo stesso carattere appartato. Il ragazzo, in affido temporaneo, non chiede, non pretende, non racconta: se ne sta per i fatti suoi e non disturba mai.
Alle medie, però, a Martino, ormai adolescente, viene diagnosticata la sindrome di Asperger.
Per allontanarsi dalle sabbie mobili dell’apatia che sta per risucchiare entrambi, Guerrieri decide di lasciare Milano e traslocare in una grande casa, lontana e isolata, in mezzo ai boschi e ai prati d’alta quota, nelle Alpi piemontesi.
Sarà proprio nel silenzio della montagna, osservando le nuvole in cielo e portando al pascolo gli animali, che il ragazzo troverà se stesso e il padre una nuova serenità. A contatto con le cose semplici e le persone genuine, anche grazie all’amicizia con il burbero Augusto, un anziano montanaro di antica saggezza, padre e figlio si riscopriranno più vivi, coltivando con forza le rispettive passioni e inclinazioni.
Una storia positiva è al centro di questo romanzo che trabocca di umanità e sensibilità autentiche e che contiene una riflessione sul labile confine che divide la normalità dalla diversità.
Un romanzo sul cambiamento, la paternità, la giovinezza, in cui padre e figlio ritroveranno la loro dimensione più vera proprio a contatto con la natura, riappropriandosi di valori irrinunciabili come la semplicità e la bellezza.

«Ma tu, quando hai saputo che Chiara era morta, cos’hai detto?».
«Non scherzi stasera con le domande, eh? Vuoi proprio saperlo? Non ho detto niente. Non sono riuscito a dire una parola per giorni, avevo un dolore allo stomaco che non mi faceva stare in piedi. E la testa leggera, perché vuota. Sono andato avanti così per un bel po’».
«E poi?».
«Poi qualcuno mi ha salvato».