✮ VENERDÌ 24 APRILE 2020, ore 19,00 ✮ IN DIRETTA FACEBOOK SULLA PAGINA di KINDUSTRIA ✮ MATTEO PETRACCI presenterà “PARTIGIANI D’OLTREMARE”

qui il link all’evento di Kindustria su facebook

****** La libreria ancora non ha riaperto le sue porte anche se non ha mai interrotto le sue attività. A questo proposito, per celebrare il 25 Aprile, abbiamo deciso di non rinunciare alla presentazione di Matteo Petracci che era stata programmata prima dell’emergenza Covid-19. Eccoci qui per sperimentare un nuovo modo di stare insieme e di raccontare. Un ringraziamento a Matteo Petracci per averci dato la disponibilità a stare con noi. Seguiteci! *****

• • • Napoli, 1940. L’ingresso dell’Italia nel secondo conflitto mondiale sorprende un gruppo di somali, eritrei ed etiopi chiamati ad esibirsi come figuranti alla Mostra delle Terre d’Oltremare, la più grande esposizione coloniale mai organizzata nel Paese. Bloccati e costretti a subire le restrizioni provocate dalle leggi razziali, i “sudditi coloniali” vengono successivamente spostati nelle Marche dove, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 e lo sfaldamento dello Stato, alcuni decidono di raggiungere i gruppi di antifascisti, militari sbandati, prigionieri di guerra e internati civili che si stanno organizzando nell’area del Monte San Vicino.

Attraverso testimonianze, documenti e fotografie, l’autore ricostruisce il percorso di questi Partigiani d’Oltremare, raccontandone il vissuto, le possibili motivazioni alla base della loro scelta di unirsi alla Resistenza e la loro esperienza nella “Banda Mario”, un gruppo partigiano composto da donne e uomini di almeno otto nazionalità diverse e tre religioni: un crogiuolo mistilingue che trova nella lotta al fascismo e al nazismo una solida ragione unificante. • • •

“Partigiani d’oltremare”• Matteo Petracci • Pacini Editore •

• Per prenotare il volume “Partigiani d’Oltremare” e riceverlo a domicilio o per spedizioni contattare info@kindustria.it oppure whatsapp 3332208403 •

★ Febbraio, Marzo e Aprile da Kindustria: ecco i nostri eventi in programma â˜…

▸▸▸▸▸ Iniziamo con Marta Barone, Sabato 15 febbraio 2020, alle 19:00

Già autrice di libri per ragazzi (ricordate il bellissimo “Miriam delle cose perdute”?) e traduttrice, con CITTA’ SOMMERSA [ Bompiani ] ci racconta la storia di una Torino scomparsa, come scomparso è l’uomo che sta cercando: un padre, L.B., che può ricostruire solo dai racconti degli altri, di chi c’era negli anni in cui esisteva la Fabbrica.
Lo ritroverà, “paladino degli oppressi”, sconfitto tra gli “sconfitti della storia”, medico carismatico e misterioso accusato nel 1982 del reato di partecipazione a banda armata.

▸▸▸▸▸ Venerdì 28 febbraio 2020, alle 19.00 torna Leonardo Luccone, e lo accogliamo con il suo acclamato romanzo LA CASA MANGIA LE PAROLE [ Ponte alle Grazie ] • Poderoso, elegante e luminoso, così l’hanno definito i critici, dalla «scrittura limpida, precisa e leggera», «scritto magistralmente»

«Sono tutti, madre, padre e figlio, sull’orlo di un anno che spazzerà via tutte le loro certezze.»
• Laura Pezzino • Vanity Fair Italia •

«[…] una storia poderosa e di rara coerenza, che si muove su diversi piani intessuti fra di loro con eleganza e raffinatezza talmente pregevoli da apparire inconsuete, oltre che benedette, nel panorama letterario contemporaneo.»
Gabriele Ottaviani • Convenzionali •

«Con una scrittura limpida, precisa e leggera, che funziona come strumento perfetto per una narrazione che si muove tra diversi piani temporali, Luccone mette in scena i travestimenti che presenta il reale, persone che si rivelano essere diverse da quello che sono, posizioni lavorative elevate che nascondono solo una profonda infelicità, incomprensioni tra i genitori che si trasformano nel dolore dei figli e, infine, la grande macchina del capitalismo, la sovrastruttura che raccoglie tutto, che mostra i suoi caratteri più spietati. Un romanzo duro, ma che non cancella la speranza di una possibile salvazione.»
Matteo Moca • Blow Up

▸▸▸▸▸ Giovedì 12 marzo 2020, alle 19.00 ci sarà Giovanna Zoboli, editrice di Topipittori e scrittrice di numerosi e bellissimi albi illustrati • apre le porte della sua memoria e di ciò che conosce, e lo fa con un libro incantevole e prezioso, pubblicato dalla Nuova Editrice Berti • FUORI DA NOI.

Nati come bollettini di viaggio, notizie da nessun luogo che compongono itinerari nella memoria, vicino e lontano nel tempo, questi racconti sono un libero intreccio dove le esperienze personali si mescolano alle riflessioni, guizzando continuamente dentro e fuori dai libri.

Il talento nel descrivere il mondo con parole esatte diventa gioco così quotidiano da potersi replicare nella catalogazione sommaria di “cose, piante, città”, e come nella lettura, anche in questo gioco ci si sente altrove, fuori da noi, immersi nel “flusso misterioso, impenetrabile della realtà esterna”.

▸▸▸▸▸ Sabato 14 marzo 2020, alle 19.00 da Kindustria con Giorgio Ghiotti per Hacca edizioni

“Gli occhi vuoti dei santi” è il ritorno di Giorgio Ghiotti (Hacca edizioni) al racconto e la conferma del suo grande talento letterario.

Dodici racconti potenti e corrosivi, che raccontano vite colpite, deluse, innamorate, perdonate.

Sembra di guardare il palcoscenico di un teatro: a volte è una stanza lasciata vuota, un’altra un palazzo troppo alto, o solamente una sedia, a fare da sfondo; ma poi la scrittura ci accompagna dentro, tra i corpi, le colpe, le nostalgie, i rimpianti e i sogni.

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Presentato al Premio Strega dalla poetessa Biancamaria Frabotta con la seguente motivazione: «Nato nel 1994, Giorgio Ghiotti, poeta, scrittore e saggista, ha esordito con la raccolta di racconti, Dio giocava a pallone (Nottetempo 2013). Gli occhi vuoti dei santi è la sua ultima raccolta di racconti, di grande valore sia dal punto di vista formale che nella sostanza del suo messaggio. L’io narrante che si esprime ora in prima persona, singolare e plurale, sia nella terza persona dei veri narratori non vuole presentarsi come un esempio di letteratura generazionale. La sua sembra un’autobiografia, ma non lo è. Ghiotti non gioca con i consueti trucchi della ibridazione tra verità e finzione. Il suo tema è la disperata coscienza del male di vivere che travaglia gli individui all’interno della famiglia, la spietata solitudine di chi ne fa parte e la diseguaglianza tra gli affetti. Attraverso una scansione frammentaria della voce che ricorda le pause e i soprassalti dei diari kafkiani, l’autore obbliga il lettore a mantenersi all’altezza del suo pensiero poetante. Ma la prosa poetica non c’entra. Piuttosto un’alternanza tra malinconia e feroce comicità trasmessa in una scrittura, acuminata e fulminea che elimina ogni ripetizione, ogni inutile vacuità. E a fronte di un Tempo che ci insegue, ogni inutile perdita di tempo di puro stile»

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«In Italia si dice che i racconti non si vendono, che la gente non ama i racconti; non è vero che la gente non ama i racconti, solo che perché la gente li ami i racconti bisogna scriverli così, come Giorgio Ghiotti»
– Michela Murgia

«Ghiotti ha scritto il più eccezionale libro sulla non-eccezionalità degli esseri umani che abbia letto negli ultimi anni»
– Marina Mander

«Ogni tanto succede: una grande voce giovane, un autore colto che scrive non trame, ma impressioni. Profonde, feroci, tenere, disperate eppure solari.»
– Sandra Petrignani

«Nelle pagine della raccolta, la distanza che dà la memoria conta quanto la presenza della letteratura»
– Alessandro Beretta, La Lettura – Il Corriere della Sera

«In questa prova a lasciare il segno, più che la pluralità dell’invenzione narrativa, è il ritorno»
– Laura Marzi, Il Manifesto

«Contraddicendo moltissimi luoghi comuni, Giorgio Ghiotti confeziona una raccolta di racconti precisa ed elegante, in un itinerario di vite scolpite ai bordi che sperimentano le forme possibili d’iniziazione»
– Chiara Palumbo, Il Sole 24Ore

«Ghiotti sembra aver capito che gli equilibri generati dalle relazioni umane sono fragili e mai immobili, che un amore non può non rigenerarsi nel sacrificio»
– Francesco Iannone, Il Foglio

«È sulla scrittura che bisogna soffermarsi, è difficile procedere senza notare l’accuratezza stilistica dell’autore»
– Luca Romano, Huffingtonpost

«Una voce molto contemporanea, matura e insieme ancora debitrice di quel “senso di immortalità” che ci arriva in direttissima dall’adolescenza»
– Camilla Valletti, L’Indice del Libri del Mese

«La scaturigine della prosa di Ghiotti sembra essere una fascinazione per le immagini, portata all’estremo da una tensione della lingua verso la liricità »

– Roberto Galofaro, Cattedrale

▸▸▸▸▸ Sabato 21 marzo 2020, alle 19.00, da Kindustria con Giuseppe Lupo con “Breve storia del mio silenzio (Marsilio)

L’infanzia, più che un tempo, è uno spazio.

E infatti dall’infanzia si esce e, quando si è fortunati, ci si torna. Così avviene al protagonista di questo libro: un bimbo che a quattro anni perde l’uso del linguaggio, da un giorno all’altro, alla nascita della sorella. Da quel momento il suo destino cambia, le parole si fanno nemiche, anche se poi, con il passare degli anni, diventeranno i mattoni con cui costruirà la propria identità.

“Breve storia del mio silenzio” di Giuseppe Lupo è il romanzo di un’infanzia vissuta tra giocattoli e macchine da scrivere, di una giovinezza scandita da fughe e ritorni nel luogo dove si è nati, sempre all’insegna di quel controverso rapporto tra rifiuto e desiderio di dire che accompagna la vita del protagonista.

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Questa la motivazione con cui Salvatore Silvano Nigro lo ha proposto al Premio Strega: «“Ho quattro anni”. Comincia così il romanzo. Con grande finezza letteraria, in una prosa nitida e fluente, Lupo scrive un’autobiografa delicatamente fabulosa inquietata da un “silenzio” che è trauma infantile di afasia, e poi, nel tempo, insidia persistente di un “male delle parole” e di una “inimicizia con il linguaggio”. Il libro è anche un romanzo di formazione: un’educazione alla scrittura letteraria al di là del “silenzio”; verso la scoperta della letteratura in quanto risorsa di “oblio”, nella quale “le immagini della memoria una volta fissate con le parole, si cancellano”, come scriveva Italo Calvino. La prosa è di un’accurata e morbida lentezza. I tempi della narrazione avanzano e retrocedono, per procedere ulteriormente. Così il racconto si stratifica, in quelle che l’autore più che stagioni chiama “ere”: essendo la vita simile a un palinsesto geologico. Il filo di ogni evento viene quindi ripreso in un altro tempo che, tornando indietro, riprende il bandolo e lo intrama. Lupo ha l’orecchio infallibile di un regista per l’opportunità delle entrate e delle uscite dei suoi personaggi, per l’apertura e la chiusura di ogni singolo episodio.»

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▸▸▸▸▸ Sabato 28 marzo 2020, alle 19.00, Kindustria si fa Teatro con Francesca Rossi Brunori e il suo principe

MA QUANDO ARRIVA STO PRINCIPE?
Di e con Francesca Rossi Brunori

Monologo comico perché parla di principi e principesse, anche drammatico, perché racconta di principi e principesse. In mezzo scorre la realtà comica di principi non più principi e di principesse che vogliono fare i principi sperando ancora di essere risvegliate dal bacio di un principe che si è andato a cercare la sua principessa nel mondo virtuale. Dedicato a tutti i rospi a venire.

• • • entrata libera • uscita a cappello • • •

▸▸▸▸▸ Venerdì 24 aprile 2020, alle 19.00, da Kindustria “Partigiani d’oltremare. Dal Corno d’Africa alla Resistenza Italiana” (Pacini Editore) con Matteo Petracci, Shukri Aden Shire (figlia del partigiano somalo Aden Shire Jaamac) e suo marito Omar Kunaaye.

Napoli, 1940. L’ingresso dell’Italia nel secondo conflitto mondiale sorprende un gruppo di somali, eritrei ed etiopi chiamati ad esibirsi come figuranti alla Mostra delle Terre d’Oltremare, la più grande esposizione coloniale mai organizzata nel Paese. Bloccati e costretti a subire le restrizioni provocate dalle leggi razziali, i “sudditi coloniali” vengono successivamente spostati nelle Marche dove, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 e lo sfaldamento dello Stato, alcuni decidono di raggiungere i gruppi di antifascisti, militari sbandati, prigionieri di guerra e internati civili che si stanno organizzando nell’area del Monte San Vicino.

Attraverso testimonianze, documenti e fotografie, l’autore ricostruisce il percorso di questi Partigiani d’Oltremare, raccontandone il vissuto, le possibili motivazioni alla base della loro scelta di unirsi alla Resistenza e la loro esperienza nella “Banda Mario”, un gruppo partigiano composto da donne e uomini di almeno otto nazionalità diverse e tre religioni: un crogiuolo mistilingue che trova nella lotta al fascismo e al nazismo una solida ragione unificante.