➸➸➸ segnalazione ★ Febbre bianca ★ Jacek Hugo-Bader ★ Keller editore ★

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Per anni due giornalisti sovietici hanno pubblicato sulla “Komsomolskaya Pravda” articoli su quella che avrebbe dovuto essere la Russia del XXI secolo. La maggior parte delle idee e delle visioni di quel futuro appartengono ormai al mondo delle favole, ma che cosa ne è oggi di quell’immenso paese?
Per scoprirlo Hugo-Bader decide di percorrere la Russia con una jeep, partendo da Mosca per arrivare fino a Vladivostok. Ma soprattutto decide di esplorare la Siberia.
Per conoscere il Lago Baikal lo attraversa in kayak, e per avere un quadro completo dello stato delle strade della Russia percorre molte migliaia di chilometri in jeep. Ma quello che lo interessa di più sono le persone.
Trascorre molti giorni in incognito con i senzatetto, osserva una comunità che vive nella taiga e rischia di morire a causa dell’alcolismo, incontra e racconta gli esclusi dell’era di Putin: i rapper, i senza casa, le comunità di sieropositivi ma anche gli allevatori di renne, gli sciamani, i minatori, i superstiti dei vecchi manicomi… Diventa pure amico dei “russi felici” ‐ seguaci di Vissarion, “uno dei sei Cristi russi”. Tutti personaggi che sembrano usciti dalle pagine di Dostoevskij.

JACEK HUGO-BADER nasce nel 1957 a Sochaczew, è un giornalista e reporter polacco. Dal 1990 collabora con la Gazeta Wyborcza. Conclusi gli studi pedagogici lavora come insegnante e pedagogo nelle scuole e come terapista. In tutti questi anni è stato anche parte dell’opposizione anticomunista. Ha scritto numerosi reportage, da Wysokich Obcasach è stato tratto il film Plac Zbawiciel. Ha viaggiato e raccontato di Asia Centrale, Cina, Mongolia e Tibet dopo averli percorsi in bici.
Ha vinto svariati premi letterari tra cui il Grand Press sia nell’anno 1999 che nel 2003, e il Bursztynowego Motyla nel 2010 per il libro Biała gorączka – Febbre bianca.

Come Ryszard Kapuściński era solito fare, Jacek Hugo-Bader “dà voce ai poveri”, alimentando così le più belle tradizioni del reportage polacco. Questo genere rimane il vero orgoglio della nostra letteratura.
MARTA MIZURO

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