➸➸➸ segnalazione ★ BALLANDO A NOTTE FONDA di ANDRE DUBUS ★ MATTIOLI 1885 ★la recensione di Enzo Baranelli su SATISFICTION ★

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Con la consueta, e quasi unica in Italia, cura di alto livello, la Mattioli 1885 consegna al lettore, accompagnata da una brillante introduzione di Paolo Cognetti, e con l’eccellente, e ormai di rigore, traduzione di Nicola Manuppelli, il capolavoro di Andre Dubus, “Ballando a notte fonda”. L’ultima opera, di uno dei migliori scrittori americani di racconti, è marchiata nella carne viva dell’autore a causa dell’incidente avvenuto nel 1986 e che, da allora in poi, gli impedì di camminare. Dopo tre anni dalla pubblicazione di questa raccolta, Andre Dubus smise di scrivere. Era il 1999.
“Ballando a notte fonda” è l’opera più intima di Dubus per la sua nuova conoscenza del dolore fisico e mentale, e per la sua vicinanza con la morte.

Era una canzone la cui musica non sarebbe più stata bella. In “Una canzone d’amore” conosciamo Catherine “quando il cuore le andò davvero in pezzi, aveva trentasette anni, due figlie adolescenti e un marito innamorato di un’altra donna”. Sentiva l’odore di quella donna sui vestiti del marito, ma il racconto di Dubus ci dice che nominare è creare, dare vita e Catherine non vuole farlo perché avrebbe potuto “dare un nome a quella donna”, a quell’odore, ma non lo fece. Catherine supera l’infedeltà del marito, proseguendo oltre quel fiume ampio e profondo che erano “quei sedici anni di amore”, e tutto questo, e voi lettori ne siete testimoni, perché Andre Dubus vi chiama a esserlo, si era concluso con meno di “due ore di verità schiette pronunciate in cucina”. Per settimane Catherine si sentì col cuore arido, fatta eccezione “per l’amore verso le figlie. Quando tutto era chiaro, evidente come la luce nocciola degli occhi della figlia che scrutavano nei suoi”. Le trame essenziali e scarne dei racconti di Dubus sono piene di immagini come questa, trascolorata nella poesia di un istante. Quando Catherine, uscendo con le amiche “capì che per la prima volta in otto mesi, si era divertita, decise di andarci cauta col bere”, qui è lo stesso Dubus che prende la parola, “perché bere avrebbe potuto farle perdere il controllo, avrebbe potuto spezzarla”. Se “il suo primo amante giunse come una sorpresa”, dopo quell’uomo ne ebbe un altro che fu suo compagno per anni. La storia densa di Dubus attraversa i matrimoni di entrambe le figlie, a tre di distanza l’uno dall’altro, e arriva alla gioia “che si diffonde in modo tale da fare sentire Catherine troppo piccola per contenerla tutta”.

“Innamorarsi” è il terzo racconto e il lettore fa conoscenza con l’eroe di guerra Ted Briggs che tornerà anche in seguito. Ted incontra Susan Dorsey a una festa dopo una pièce teatrale in una piccola città a sud di Boston. Erano al tavolo delle bevande, Briggs e l’amico Nick Kakonis, e lo sguardo di Ted incrociò quello di Susan. Ted, prima, aveva camminato sentendo l’odore del mare, e avvertendo la sensazione di essere sobrio senza esserlo. Alla festa aveva notato la giovane donna dai capelli rossi e “per un istante aveva smesso di respirare e poi se l’era trovata davanti. Susan possedeva il talento vero, credeva in un futuro luminoso e quindi temeva la morte prematura”. L’incidente che ferì Ted a una gamba fu causato dall’esplosione di un mortaio. Fu una sua scelta fare il barelliere, e credo capirete subito il coraggio della decisione: recuperare il corpo di un commilitone ferito espone al fuoco nemico, spesso poco rispettoso delle convenzioni, più della postazione sicura degli altri soldati. Piangeva per gli uomini conosciuti in guerra e per quelli medicati e “per quelli che non aveva salvato. Le donne non riuscirono mai a contenere l’enormità del suo pianto”. Con Susan, invece, appoggiato ai suoi capelli rossi, tutto ebbe la sua spiegazione. Andre Dubus rimane invisibile, sospeso tra Ted, Susan e Nick, l’autore si fa quasi dimenticare, eppure in due pagine passiamo dal dopo sbronza di Nick al bambino di Ted e Susan. Lei, però, è un’attrice giovane e non vuole un figlio, nonostante le preghiere di Ted disposto al matrimonio oppure a tenere da solo il bambino. “Sei così stupido? – chiede Susan – Non posso permettermi di amare un bambino. Ho pensato di poter amare te e mi bastava. Tu non ami nessuno, replicò Ted. Sì, invece, ti desideravo, ma non voglio scoparti di nuovo, eroe di guerra con il bastone. Non osare immaginare che non conosca il sacrificio e il dolore. Non crederti il solo a provare dolore. Ecco, fai una cosa per me: lasciami sola. Ti chiedo solo di uscire. Vai a bere: è una cosa che ti riesce benissimo. A te – disse lui – riesce bene sfrattare le persone”. Ripensando all’episodio in una sera d’estate, Ted raccontò all’amico Nick gli eventi che precipitarono così bruscamente. E Nick gli consigliò una moglie. Ted pensò invece a una vacanza dalle donne, forse in Messico. Da solo. “Devo rintanarmi e restare in silenzio. Guardare il demone in faccia”. Nick gli accarezzò il collo. “ʿBevi acqua dalla bottiglia e non farti saltare le cervella. Lascia qui il demone, ti prego, disse Nick, lo hai già guardato abbastanzaʾ. ʿNo, non l’ho guardato affatto. L’ho scopato. Ora voglio vederlo; parlargliʾ”. Ted torna anche nel racconto “Fuori dalla neve”, qui Briggs zoppicò verso l’armadio per vestirsi e lasciò la moglie LuAnn da sola per andare a Boston. Dopo aver sentito l’amica Marsha, LuAnn andò in un mercato vicino al mare. Mare, praterie, neve e luce lunare sono presenze costanti nella narrativa di Andre Dubus. Tornando verso casa, LuAnn guardò i fiocchi di neve formarsi e scomparire, annusandone il profumo. Le scene sono state, fin ora, se non domestiche, quiete, e quando Dubus passa alla violenza lo fa senza cambiare tono. Due uomini stavano guardando LuAnn riempire l’auto con la spesa e dopo essere scomparsi, eccoli introdursi in casa e tentare di assalirla. Con una padella, la protagonista per poco non uccise i due intrusi. Poi, più tardi parlando con Ted chiese: “Cosa dobbiamo fare se il male può passare dalla porta e c’è un posto in fondo al cuore che sa come picchiarlo e farlo sanguinare, sopraffarlo e battere fino a farlo fuggire via – cosa dobbiamo fare se addirittura questa è una cosa che facciamo con entusiasmo?”.

L’omicidio cominciò da qualche parte nel suo cuore. Un luogo dove non era mai stata. Nel racconto “L’ultima luna”, l’autore condensa in meno di quattro pagine una storia vastissima. La donna è stesa sul letto, il marito lontano, e di fianco a lei è sdraiato un ragazzo di sedici anni. “Potremmo ucciderlo, disse. Avrei la casa. L’assicurazione sul mutuo. E un’altra polizza di duecentomila dollari”. E la storia prosegue secondo i canoni usuali: “La notte in cui avvenne l’omicidio. Lei sedeva in una caffetteria e beveva un tè”. La morte del marito può essere in procinto di accadere, oppure essere già avvenuta. “Lei avvicinò la mano destra alla tazza e sentì che col braccio poteva sporgersi verso il cielo notturno, aprire pollice e indice e afferrare la luna”. Non serve molto a Dubus per costruire i suoi racconti, neppure i nomi dei personaggi.

In “Di notte” la protagonista capì presto che sarebbe rimasta vedova, lo intuì prima di sposarsi, e quando ciò avvenne aveva settantasette anni come il marito. E’ un racconto dolce e delicato che parla dell’amore, della morte, delle nostre vite legate le une alle altre, e lo fa con parole semplici. Questo è il racconto più breve della raccolta, di certo non il meno intenso. L’arte di Andre Dubus è dire in poche pagine l’essenziale. Nel romanzo esiste una struttura da cui il racconto è libero: il racconto può volare, il romanzo può indurre il lettore a credere di poter volare.

Leggere poesie sul bordo di una strada. Nel congedarsi dai lettori con il brano che dà il titolo alla raccolta, “Ballando a notte fonda”, Andre Dubus usa una serie di personaggi molto caratterizzati come Emily Moore, cameriera presso il bar che ospita il racconto, e un tempo insegnante di letteratura: “Si sentiva come una donna che leggesse poesie in piedi al bordo di una strada, ad alta voce nel vento, mentre auto di adolescenti passavano veloci”. Nella storia, poi, l’autore inserisce spesso la presenza della musica che “è qualcosa che ci permette di vedere ciò che non vediamo”. La tensione erotica tra Jefferson Gately, il proprietario del locale, ed Emily rimane una nota di sottofondo costante. Si aggiungono poi altri protagonisti come Kay Yonger, dal corpo minuto, evidenziato da una camicia di seta nera, che flirta con Rita, altra cameriera come Emily e la stessa Kay. Nel racconto vi è un bilanciato equilibrio tra dialogo e descrizione. L’impianto è quasi teatrale con un luogo, il bar, in cui si avvicendano i personaggi, tra i quali ci sono i clienti Alvin e Drew, seduto su una carrozzina come l’autore. Tutta la raccolta punta verso questo finale, “Dancing After Hours”, dove i clienti e le cameriere, spostando i tavolini, creano uno spazio per ballare. Il senso di verità autobiografica, l’originalità e la perfezione del ritmo lasciano il lettore sotto una luce prossima a svanire che così gli permetterà di vedere ciò che di solito resta nascosto.

fonte: http://www.satisfiction.me/ballando-a-notte-fonda/

 

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