➸➸➸ segnalazione ★ cinque titoli per ZANDONAI ★

Oggi vi vogliamo segnalare cinque interessantissimi titoli tratti dal catalogo dell’editore ZANDONAI:

★ Il rogo nel porto ★ Boris Pahor ★

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Con Necropoli – narrazione concentrazionaria di lancinante grandezza che gli è valsa notorietà e premi internazionali – il nome di Boris Pahor è finalmente divenuto familiare anche nel nostro Paese. Ma Boris Pahor, scrittore sloveno e cittadino italiano, non si colloca nel panorama letterario europeo come autore di un solo libro; altri capolavori segnano il suo percorso creativo che ruota in prevalenza intorno al destino della gente slovena nel Novecento e alle suggestioni di una città elusiva e ammaliatrice come Trieste.
La prima di queste opere è la raccolta di racconti Il rogo nel porto, che non solo lievita ai livelli più alti della grande letteratura europea ma prelude a quasi tutta la restante produzione dell’autore quanto a temi e motivi ispiratori, restituendo al lettore italiano aspetti della storia contemporanea dimenticati o colpevolmente rimossi: le vicissitudini della comunità slovena sotto il fascismo, la difesa di un’identità culturale brutalmente conculcata, la violenza che investe umiliati e offesi di dostoevskijana memoria e annuncia l’orrore delle deportazioni nei campi di sterminio. Accanto alla limpida passione civile, tuttavia, la sensibilità di Pahor fa vibrare altre corde. Lo sguardo tenero sul fragile e indifeso mondo dell’infanzia, la lirica rievocazione di paesaggi marini e lande carsiche, le sottili notazioni psicologiche capaci di fotografare all’istante un personaggio danno la misura di un talento letterario tanto ricco da comporre in una visione più alta e armoniosa la frammentazione dell’esistenza, le sue ferite e la sua asprezza. Nel segno di una forza vitale che trae alimento tanto da una memoria implacabile quanto dalla pietà verso ogni creatura.

Boris Pahor
 (1913), vero e proprio decano della letteratura slovena, è nato e vive tuttora a Trieste, dove per molti anni ha insegnato letteratura italiana e slovena all’Istituto magistrale. Testimone coraggioso dei crimini perpetrati dal fascismo e voce vibrante di una minoranza linguistica perseguitata, durante la seconda guerra mondiale prese parte alla resistenza antifascista slovena. Tradito da una delazione finì deportato nei lager nazisti tra il gennaio 1944 e il 1945, una vicenda tragica ‑ rievocata nelle pagine del suo capolavoro Necropoli ‑ che ha dato un’impronta decisiva a tutta l’opera successiva. Intellettuale scomodo per le sue ferme prese di posizione a difesa delle identità nazionali e culturali, vanta una produzione letteraria assai vasta, iniziata nel 1948 con i racconti dal titolo Moj tržaški naslov (Il mio indirizzo triestino), che comprende romanzi e saggi tradotti in francese, tedesco, inglese, catalano, finlandese e persino in esperanto. 
Presidente onorario dell’Associazione internazionale per la difesa delle lingue e delle culture minoritarie, nel 1992 è stato insignito del massimo riconoscimento letterario sloveno, il premio Prešeren. Più volte candidato al Nobel per la letteratura, nel 2001 ha ricevuto in Germania il Premio Bestenlisten per l’edizione tedesca di Necropoli. Per la sua attività di scrittore è stato nominato Officier de l’Ordre des Arts et des Lettres dal Ministero della Cultura francese. Nel 2007 il presidente della Repubblica francese lo ha insignito del titolo di Cavaliere della Legion d’Onore.
Tra le sue opere tradotte in italiano ricordiamo La villa sul lago (Nicolodi, 2002), Il petalo giallo (Zandonai, 2007), Necropoli (Fazi, 2008) e Una primavera difficile (Zandonai, 2009).

★ Volga, Volga ★ Miljenko Jergović ★

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Sono quindici anni che Dželal Pljevljak ogni venerdì si mette al volante della sua Volga e percorre i centosedici chilometri che separano Spalato da Livno per prendere parte alla principale preghiera settimanale alla moschea cittadina. Un giorno d’inizio autunno però, una nevicata improvvisa lo costringe a fermarsi a Fatumi, un minuscolo paesino di cui ignorava l’esistenza, dove un incontro cambierà per sempre la sua vita.

Diversi anni più tardi, quando in Bosnia si sta consumando una delle fasi più drammatiche della guerra civile, un documentarista tenta di definire gli enigmatici contorni di quel fatidico giorno di Capodanno in cui Dželal Pljevljak è diventato, suo malgrado, il protagonista del più discusso episodio di cronaca nera di prima del conflitto.
In Volga, Volga, terzo e ultimo capitolo della trilogia che Jergović ha dedicato al destino, spesso beffardo, che lega gli uomini alle loro automobili, la commovente storia di Dželal prende forma lentamente, pagina dopo pagina, come in un raffinato ed emozionante mosaico, grazie all’incastro con altre esistenze, con le quali ha in comune l’esperienza della guerra, del dolore, del senso di colpa, della morte. E la speranza in una redenzione.

Miljenko Jergović (1966) nato a Sarajevo e croato di adozione, è uno degli scrittori più talentuosi e brillanti della ex Jugoslavia. Romanziere, poeta, giornalista, sceneggiatore, ha ricevuto numerosi riconoscimenti sia in patria sia all’estero, il più recente dei quali è il Premio Angelus (2012). In Italia, dopo il fortunato esordio con Le Marlboro di Sarajevo (1995), si è aggiudicato, tra gli altri, il Grinzane Cavour (2003) e il Premio Tomizza (2011). Tra i suoi ultimi romanzi tradotti in italiano ricordiamoFreelander (2009) e Al dì di Pentecoste (2011), entrambi pubblicati dalle nostre edizioni.

★ L’esca ★ David Albahari ★

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Da un vecchio e cigolante magnetofono torna a risuonare, a distanza di alcuni anni dalla sua morte, la voce di una donna. È l’io narrante ad aver inciso su nastro questa singolare intervista alla propria madre e quando ne riascolta le parole è ormai emigrato in Canada, dopo essere fuggito dal proprio Paese, la Jugoslavia dilaniata dalla guerra civile.
Albahari tesse con straordinario talento narrativo una fitta trama di corrispondenze simboliche in cui il turbinoso destino di una famiglia ebraica e la testimonianza intensa e sofferta di una coraggiosa figura femminile – più che un angelo del focolare, quasi un angelo del dolore – vanno a comporre la biografia di un’intera nazione, fino al suo tragico disfacimento. E quando il narratore vorrà fare della propria madre la protagonista di un romanzo, ecco che il delicato rapporto fra realtà e finzione lo prende all’amo: la madre è anche la lingua madre da lui rimossa, le pagine rischiano di non essere mai scritte, e fra vita reale e vita immaginata si apre un implacabile confronto, lo stesso che oppone l’aspirante autore a un vero scrittore canadese, suo mentore e amico. Due “poetiche” differenti, due antitetiche visioni del mondo quella europea ostaggio della storia e quella nordamericana orgogliosamente priva di radici e di legami con il passato – rimandano entrambe alla possibilità di una lingua comune, che galleggi «in superficie, al limite dei mondi, al confine tra parola e silenzio».

David Albahari (1948) vive da molti anni in Canada ed è tra le voci più autorevoli della letteratura serba contemporanea. In italiano sono stati sinora tradotti La morte di Ruben Rubenovic (Hefti, 1989),Il buio (Besa, 2003) e Goetz e Meyer (Einaudi, 2006). Questo romanzo gli è valso il prestigioso premio NIN (1997).

 

★ La città nello specchio ★ Mirco Kovač ★

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In questo intenso “notturno familiare” Kovač ci trascina in un tempo e in un luogo perduti, la propria infanzia e giovinezza nella Jugoslavia socialista, con l’intento – ora tenero, ora crudele – di prendere congedo da ogni forma di nostalgia. Recuperando dagli scrigni della memoria un lirico mosaico di voci e personaggi, ci racconta, tra l’altro, di un antico specchio di famiglia che in alcune speciali occasioni, per un breve istante al calar del sole, riflette l’immagine di Dubrovnik, l’antica Ragusa, città eterna e irraggiungibile. Ne scaturisce un autentico epos, che procede per erosioni ed ellissi, quasi per archetipi, con uno stile rapsodico e visionario che ricorda due grandi maestri della narrazione affini a Kovač: Ivo Andrić e Danilo Kiš. Fedele alla turbolenta ricchezza dei mondi che descrive, l’autore forza i limiti dell’autobiografia e attinge al vasto repertorio della tradizione orale, elaborando una “poetica balcanica” degna della migliore letteratura contemporanea.

Mirko Kovač (1938), romanziere, saggista, drammaturgo e sceneggiatore, ha alle sue spalle una ricca produzione letteraria ed è senza dubbio uno dei più apprezzati autori della ex Jugoslavia. La città nello specchio, il capolavoro che lui stesso ha definito «la mia opera definitiva», si è aggiudicato, tra gli altri, il prestigioso premio Selimović (2007) e il premio Nazor (2008), maggior riconoscimento letterario in Croazia.

 

★ Serbia hardcore ★ Dušan Veličković ★

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Brillanti e beffarde, colte e irriverenti, queste short stories, veri e propri “racconti dal vivo”, vanno quasi a comporre un romanzo in frantumi e narrano di un luogo chiamato Belgrado, di un Paese chiamato Serbia in una travagliata fase di transizione. Veličković presta la propria voce a una comunità lacerata, che vive in biblico tra un «passato che non è mai passato» e dal quale si ereditano conflitti, tragedie e triviali derive nazionalistiche, e un futuro appeso a un filo di incertezza e scetticismo che dovrà sciogliere il dilemma di una colpa collettiva. Acuto interprete degli umori, delle sensazioni e dei sogni nascosti di una città intera, così come del proprio singolare spaesamento, l’autore è un intellettuale che ancora pratica il “conosci te stesso” pur se con laconico disincanto. La medesima disillusione con cui denuncia un regime liberticida che soffoca critica e dissenso, e un Occidente libero e democratico che getta bombe “intelligenti” nel cortile di casa sua. Una confessione che è insieme testimonianza civile e autoterapia, sguardo amaro e irresistibilmente ironico gettato sul presente da un luogo che in realtà è un vizio irrinunciabile. Questo vizio si chiama Belgrado.

Dušan Veličković (1947), giornalista, scrittore, film maker ed editore, è una delle voci più originali e coraggiose dell’élite intellettuale serba. Negli anni novanta è stato uno strenuo oppositore al regime di Milošević, e a lungo direttore della celebre rivista “NIN”. Attualmente dirige la casa editrice belgradese Alexandria, che lui stesso ha fondato nel 1998.
Due suoi racconti sono stati pubblicati nella raccolta Casablanca serba (Feltrinelli, 2003), curata da Nicole Janigro.

 

 

 

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