Su “Il Venerdì” di Repubblica si parla dei figli rubati ai desaparecidos durante la dittatura italiana. Alcuni potrebbero essere in Italia.

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“Parlano italiano i figli rubati dei desaparecidos”. Con questo titolo, il 30 maggio è apparso su “il Venerdì” un lungo articolo sulla campagna promossa dalle Abuelas de Plaza de Mayo e dall’Ambasciata Argentina in Italia, per ritrovare le centinaia di bambini sottratti ai desaparecidos durante la dittatura della Junta Militare, al potere tra il 1976 e il 1983.

Una iniziativa sostenuta anche dalle tre principali sigle sindacali, dalle più prestigiose Università Italiane e da molti sindaci, uniti per diffondere la “Campagna per il diritto all’identità” su tutto il territorio italiano.

Ad oggi le Abuelas de Plaza de Mayo hanno ritrovato e riconsegnato alla verità 110 nipoti, ne mancano ancora 390: alcuni di loro potrebbero trovarsi in Italia.

A questo proposito, il 7 giugno lo Spazio Kindustria ha ospitato un evento di promozione della Campagna al quale hanno partecipato Claudio Tognonato, professore di sociologia all’Università Roma Tre e curatore del libro “Affari Nostri, diritti umani e rapporti internazionali tra Italia e Argentina 1976 – 1983” edito da Fandango Libri. Volume nel quale si ripercorrono e ricostruiscono le fitte trame internazionali che hanno legato gli interessi economici e politici italiani, la P2 di Licio Gelli e la junta militare argentina. Tempi in cui, l’Ambasciatore Italiano a Buenos Aires aveva scelto di non fornire supporto e protezione ai cittadini italiani ma in cui il Console italiano Enrico Calamai, garantiva agli italiani passaporti e salvacondotti per fuggire dall’Argentina a rischio della sua stessa vita. Oggi, l’atteggiamento italiano è mutato: nel 2007, si sono svolti a Roma i processi che hanno portato alla condanna all’ergastolo cinque responsabili della morte di cittadini italiani in Argentina. Tuttavia, la strada verso l’accertamento della verità è ancora lunga e gli archivi italiani celano ancora molte verità.

All’incontro hanno partecipato Elisabetta Croci Angelini, professore di Politica economica, Benedetta Barbisan docente di Diritto costituzionale comparato; Natascia Mattucci docente di Filosofia politica e dei diritti umani all’Università di Macerata che hanno dialogato con l’autore sul tema del diritto all’identità e sui diritti umani

cit. “Furono otto lunghi anni di denso e quotidiano terrore, 

tra il 1976 e il 1983. Migliaia di chilometri, decine di 

anni ci separano dai fatti, eppure sono ancora storia 

viva. Resistono perché i desaparecidoslasciano dietro di 

sé un vuoto, la presenza di ciò che manca. Sono molti 

ad avvertire questa mancanza: i familiari delle vittime, 

i superstiti e una società che ha perso la paura e non 

vuole più chiudere gli occhi. La conseguenza è un 

punto di non ritorno, un Nunca más, un Mai piùindi- 

spensabile per ristabilire la consapevolezza del valore 

dei diritti umani“. 

(Affari Nostri, diritti umani e rapporti internazionali tra Italia e Argentina 1976 – 1983)

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