★ lettura diffusa di «Un certo Lucas» ● Julio Cortàzar ● SUR ➸➸➸➸➸➸ SPAZIO KINDUSTRIA ★

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MERCOLEDI’ 11 maggio ore 18.30 

reading di Giancarlo Miliani, Lucia Picciaiola, Cristiano (Mix) MicucciMariolina Cegna, Nadia Houbert e Claudia Porcarelli. In contemporanea, grandi bevute di Verdicchio 

di «Un certo Lucas» ERNESTO FERRERO scrive sulla Stampa:

❝ Di Cortázar questo Lucas è un perfetto alter ego: ne ha le insofferenze, le malinconie, le disperazioni rovesciate in sberleffo, il gusto del grottesco, la plastica fisicità delle immagini («la parola è come una rondine che cade in una zuppiera di tapioca»; la piscina di gofio, finissima farina di ceci mischiata a zucchero cara ai bambini argentini d’antan, in cui si svolgono estenuanti gare di nuoto). Un Buster Keaton sensibilissimo a colori, odori e sapori che sviluppa impassibilmente l’assurdo come la più rigorosa delle dimostrazioni.  

Detesta l’ecologia («le persone civili mentono quando cadono nel deliquio bucolico»), disturba ai (cattivi) concerti frugando per terra perché spiega di aver perso la musica. In una clinica a cinque stelle tira sceme le infermiere con richieste assurde, evoca gatti che suonano il pianoforte e arpisti bambini con tredici dita per mano, sfruttati da avide zie. Vagheggia partite di pallacanestro in cui la palla è di finissimo cristallo, la cui rottura comporta l’harakiri della squadra colpevole. Proclamandosi «mishkinianamente idiota come sempre», con la stessa «tronfia soddisfazione di una gallina» depone un sonetto («Un granchio a quattordici zampe») perché uovo e sonetto si assomigliano per «rigore, compiutezza, levigatezza, fragile durezza».  

 Oppure, fattosi improvvisamente serio, si sottrae ai doveri dell’impegno e dei messaggi positivi a tutti i costi per rivendicare la libertà delle proprie sperimentazioni non riconducibili ad alcun movimento politico, lui che pure si era entusiasmato per la Cuba di Fidel: …«Non sappiamo nulla di questo vago sapere,/di questa fatalità che ci porta/ a nuotare al disotto delle cose, ad arrampicarci su un avverbio/ che ci svela territori, cento nuove isole/ bucanieri armati di Remington o penna/ all’assalto di verbi o frasi semplici/ o a ricevere in piena faccia il vento/ di un sostantivo che contiene un’aquila». O ancora si ripromette, nell’ora della sua morte, di ascoltare l’ultimo quartetto di Mozart o un certo assolo per piano sul tema di I Ain’t Got Nobody. Roberto Bolaño non aveva dubbi: «Cortázar è il migliore». Di sicuro sta nel ranking dei grandi.❞

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